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LA DURA VITA DELL’AMBIENTE NELLA NOSTRA EPOCA
Oggi ci ritroviamo nell'epoca della massima evoluzione, da quella tecnologica, a quella culturale, fino a quella scientifica. E nonostante il numero considerevole di progressi di cui possiamo definirci fautori, siamo anche i primi e soli responsabili della distruzione del nostro ambiente. Abbiamo avuto la possibilità di adeguare il mondo alle nostre esigenze e ne abbiamo approfittato, mettendo a rischio noi stessi e le generazioni future, che sono solo vittime delle nostre decisioni. Siamo contemporaneamente carnefici e vittime, vittime delle nostre scelte, ma anche vittime delle scelte passate.  Pensiamo all’uso di combustibile fossile in quantità così grandi, che nel 1952 Londra si è fermata per i danni fisici che la nebbia stava provocando.[1] Pensiamo all’energia nucleare e al disastro di Chernobyl, e i danni che ancora oggi sono visibili. Di queste, noi siamo vittime, ma comunque il passato non ha insegnato nulla.
Pensiamo, infatti, a qualcosa che è molto vicino a noi, che ormai viviamo costantemente da due anni: tutti quei rifiuti medici causati dalla pandemia, partendo dai tamponi, le mascherine, tutti i dispositivi di protezione monouso, e il modo in cui questi vengono smaltiti dai singoli. Tutto questo spesso finisce in mare, per strada, nonostante ormai la raccolta differenziata dovrebbe essere pane quotidiano per noi. Eppure, ora ci troviamo nell’epoca delle grandi scoperte, delle fonti rinnovabili, di materiali sostenibili, che a causa dei costi elevati vengono poco sfruttati. Per il nostro tornaconto puramente economico, stiamo distruggendo un habitat che non appartiene solo a noi, ma a tante specie che stanno assistendo alla rovina della loro casa senza poter fare nulla per impedirlo. Stiamo assistendo a calamità naturali di portata incredibile, e molti ancora negano che tutto questo sia causato da una Terra che si sta ribellando al nostro comportamento egoista.
Ma non possiamo parlare di inquinamento solamente in termini di calamità naturali: in Italia, solo a causa del particolato fine, si possono contare trentamila decessi[2]. E se questi dati non sembrano sufficienti, si può considerare che 1.707 decessi a causa di malattie respiratorie possono essere attribuite all’esposizione all’ozono[3]. Anche il cosiddetto “male del secolo” è una conseguenza diretta delle nostre azioni. Sono stati condotti vari esperimenti sull’argomento. Nell’esperimento condotto dal Progetto ESCAPE (European Study of Cohortes for Air Pollution Effects)[4], è evidente la correlazione tra l’esposizione alle polveri sottili (legate al traffico e anche alle sostanze prodotte dai riscaldamenti o dalle industrie) in 2.095 casi tra quelli presi in considerazione nell’indagine[5].
Ma quando si parla di inquinamento non si può pensare solo alla sola diffusione di plastica nell'ambiente o all'uso quotidiano di mezzi inquinanti quali le automobili: anche in questo caso, entra in gioco l'esagerato consumismo che ci caratterizza. Pensiamo agli allevamenti intensivi di animali: questi sono un'importante causa di diffusione di particolato, primario e secondario (derivante dalla produzione di ammoniaca), nell'aria[6]. Anche in questo caso, si potrebbe fare molto: abbiamo tantissime risorse a disposizione che potrebbero permetterci di fare a meno di un consumo spropositato di carne, eppure non le sfruttiamo. E questo è un doppio svantaggio per la nostra salute, sia a causa dei danni prodotti dall'industria stessa, ma anche a causa di quello che un esagerato consumo di carne provoca nel nostro organismo.
Questi sono ovviamente piccoli esempi che, però, dimostrano come tutti siano coscienti della situazione. Ogni giorno siamo consapevolmente esposti a una serie di rischi, ma nessuno si preoccupa di fare prevenzione. Se solo si fosse meno egoisti sul piano consumistico e più attenti nei confronti della nostra salute, i danni sarebbero molto più limitati. Si potrebbe fare tanto, e invece si fa sempre troppo poco. La tematica del clima e dell’ambiente dovrebbe occupare ancora più spazio nelle vite dei singoli, a partire dalle piccole azioni, fino ad arrivare ai vertici. Perché se è vero che l’economia deve andare avanti, che la pandemia deve essere fermata, è vero anche che senza un pianeta in cui poter vivere, tutto questo diventa futile. Anzi, è proprio in questo momento che è ancora più importante agire. Come quando un sassolino lanciato in mare crea, in seguito, una serie di movimenti conseguenti, così noi, partendo dal più piccolo gesto, possiamo realizzare gesti più grandi.
Tutto sta nell’iniziare. Per ora non è ancora troppo tardi, a breve, però, saremo tutti condannati. È per questo motivo che questo tema delicato deve essere trattato costantemente, ora più che mai.
[1] https://www.focus.it/cultura/storia/grande-smog-londra-1952
[2] https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?menu=notizie&id=2096
[3] https://www.ccm-network.it/progetto.jsp?id=programmi/2011/metodi-per-la-Viias&idP=740
[4] http://www.escapeproject.eu/
[5] https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/inquinamento-atmosferico
[6] https://www.greenpeace.org/italy/storia/4813/gli-allevamenti-intensivi-seconda-causa-di-inquinamento-da-polveri-sottili/

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