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Istruzione e cultura: serve un cambio di passo in Europa, tra investimenti e unione!
L'immagine con cui inizia questo articolo è emblematica: solo stando uniti e cooperando si potrà arrivare a importanti cambiamenti in futuro. L'Europa ha diversi problemi e tra questi ce n'è uno inerente istruzione e cultura, due temi che sembrano autonomi ma che in realtà si intrecciano facilmente. L'istruzione è la base della vita e di conseguenza del futuro, è fondamentale investire nella formazione dei ragazzi. Le infrastrutture molto spesso, sopratutto in Italia e in altri paesi dell'Est, non sono all'altezza in termini di grandezza e di strumenti disponibili ma spesso anche dal punto di vista della sicurezza. Bisogna inoltre incoraggiare il passaggio da scuola a università, anche perché sono tanti i giovani che si disperdono. Solo in Italia, infatti, i giovani che decidono di iscriversi alle università sono pari al 51,8% dei giovani in età corrispondente, a fronte di una media dell'Unione Europea del 58,5% (secondo lo studio Agi-Censis). Servirebbe circa 7.000 immatricolazioni in più ogni anno per "agguantare" la media europea. In generale questo è dovuto a scarse prospettive future e alla forte disoccupazione esistente. Per far sì che i giovani istruiti e formati aumentino, c'è bisogno di investire nelle strutture ma sopratutto sulle opportunità future, che possono funzionare da incentivo. Così come ci sarebbe bisogno di aiuti economici, in termini di aumento di borse di studio e di agevolazioni, oltre ad altri benefit. Inevitabilmente il tema dell'istruzione si interseca con quello della cultura, molto sottovalutata e poco trattata, se non in rare occasioni. La cultura, che può essere alta ma anche bassa, come si suol dire, riguarda tutti. Affinché si riempiano teatri, cinema, concerti e spettacoli e si acquistino libri e strumenti culturali c'è bisogno di maggiore e migliore informazioni sui media, ma anche e sopratutto di maggiori investimenti. Sarebbe importante inserire in scuole e università incontri, laboratori e tirocini formativi di buon livello. Non a caso l'Italia è tra i Paesi che spende meno a livello europeo: addirittura risulta essere al 23esimo posto (su 28) per spesa pubblica in cultura in riferimento al PIL. Il rapporto BES dell'Istat, è emblematico e si riferisce a una situazione generale di benessere equo e sostenibile. In conclusione di questo articolo è importante ribadire le due parole chiave, che di fatto rappresentano la soluzione di questi problemi: unione e investimenti. Gli investimenti sono necessari ed è evidente, così come è evidente la necessità di unione. Solo con uno sforzo comune, con una cooperazione e con progetti che coinvolgono più Paesi e più tradizioni si può arrivare a un obiettivo ambizioso quanto fondamentale. (Serafino Cimini - Laboratorio Ufficio Stampa e Media Relations - SCOPSI Uniba) 

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