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La crisi climatica incombe

La maggiore minaccia mondiale è il clima. La crisi climatica e ambientale incombe, come e più della crisi pandemica che stiamo attraversando. Da qui al 2050, un aumento delle temperature medie di 3 gradi centigradi rispetto all'epoca preindustriale potrebbe scatenare, secondo il Climate Reality Check, il celebre studio diretto da Ian Dunlop e David Spratt del Breakthrough National Centre for Climate Restoration di Melbourne, effetti a catena disastrosi con conseguenze irreversibili. Un ulteriore documento che mette sul tavolo dei leader mondiali la gravità della situazione è il Global Risks Report 2022 del World Economic Forum. Secondo il documento, 5 dei 10 maggiori rischi per il pianeta riguardano il clima o l'ambiente. Il rapporto invita i leader mondiali ad agire sul lungo termine, elaborando un'agenda per i prossimi anni. Nella classifica dei rischi per livello di gravità al primo posto vi è la mancata azione climatica e il secondo dagli eventi atmosferici violenti. Al terzo posto si colloca la perdita della biodiversità, al quarto l'erosione della coesione sociale e al quinto le crisi umanitarie, ovvero quelle legate al sostentamento.

Peter Giger, capo dell'ufficio rischi alla compagnia assicurativa Zurich, reputa che la crisi climatica rimanga "la più grande minaccia sul lungo termine che l'umanità deve affrontare". "La mancata azione sui cambiamenti climatici - aggiunge - potrebbe ridurre di un sesto il Pil globale e gli impegni presi alla COP26 non sono ancora sufficienti per raggiungere l'obiettivo di  1,5 gradi centigradi. Non è troppo tardi per un'azione da parte dei governi e delle imprese sui rischi che devono affrontare e per una transizione innovativa, determinata e inclusiva che protegga le economie e le persone". L'anno appena trascorso è stato segnato dall’aumentare dei disastri provocati dalla crisi del clima. Eventi record come gli incendi nel nord America e nelle regioni mediterranee o le alluvioni in Germania e Cina hanno abbondantemente dimostrato come la crisi climatica sia un pericolo concreto e più vicino di quello che tanti pensavano. Dall’altra però, durante quest’anno, come ricorda il Guardian, i gruppi ambientalisti sono riusciti a mettere a segno alcune importanti vittorie, dalle campagne di mobilitazione degli attivisti locali alle sommosse degli azionisti delle industrie più inquinanti.

In questi giorni, al centro dell'attenzione vi è l'allarme tsunami da Tonga alle Figi dopo l'eruzione di un vulcano sottomarino. L'allerta è stata diramata anche per tutta la costa occidentale degli Stati Uniti (dalla California all'Alaska) e per la provincia di British Columbia, in Canada, mentre le Hawaii sono già state travolte dalle onde. In gergo questo tipo di eruzioni è definito col termine "Freato-magmatico" e sono tra le più pericolose perché causate dall'interazione diretta tra il magma e l'acqua, che sia di mare, di lago o di falda. Nel caso del Hunga Tonga è stato l'oceano ad entrare in diretto contatto con il magma causando un parossismo esplosivo di inaudita violenza paragonabile ad una esplosione atomica. Dopo l'eruzione non resta quasi più nulla dell'isola di Hunga Tonga, tutta la porzione centrale è letteralmente saltata in aria lasciando un grande vuoto occupato ora dall'oceano. Questo fenomeno piuttosto raro evidenzia l’eccezionale intensità dell’eruzione vulcanica avvenuta nel Pacifico, l'onda d’urto ha fatto il giro del mondo, in Italia è stata avvertita dopo 16 ore dell’esplosione. Come riportato dal Centro Meteorologico Lombardo, l’onda d’urto generata dall’esplosione del vulcano sottomarino avvenuta lo scorso 15 gennaio nell’Oceano Pacifico fra la Nuova Zelanda e le Figi, è stata avvertita anche in Lombardia. (Cronaca diretta - Esplosione del vulcano Hunga Tonga. Onde di tsunami in tutto il Pacifico dal Sud America alla California e al Giappone. 2 vittime. Foto e Video « 3B Meteo)

Il mondo sostenibile, dunque, non è una opzione ma una strada obbligata. E le tecnologie per costruirlo ci sono tutte. Una buona notizia è che sia negli Usa che negli altri Paesi industrializzati le emissioni hanno già raggiunto il picco e stanno calando. La Cina, che in questi 270 anni ha emesso complessivamente la metà dei gas serra degli Usa, ma oggi è di gran lunga il primo emettitore, ha annunciato l'intenzione di anticipare il più possibile il picco e cominciare a calare prima del 2030.L'impegno della Cina ad azzerare le sue emissioni nette entro il 2060, il Green New Deal dell'Unione europea e il programma di energia pulita da duemila miliardi di dollari proposto dal presidente americano Joe Biden porteranno le tre maggiori economie del mondo a remare nella stessa direzione. Tutto sta a vedere chi riuscirà a conquistare posizioni di leadership in questa gara a ridurre i consumi di fonti fossili, che nel 2019 hanno prodotto ancora i quattro quinti dell'energia utilizzata per alimentare l'economia mondiale (Cambiamenti climatici: Cause, dati aggiornati al 2020 e sostenibilità (ilsole24ore.com)

Un'ulteriore strategia che potrebbe essere messa in atto per combattere questa crisi climatica e ambientale è il maggior consumo di carni bianche e di conseguenza il minor utilizzo di carni rosse. Il sistema alimentare nel suo complesso è fra i principali responsabili dell'effetto serra: il rapporto speciale dell'Ipcc su clima e suolo stima che il 37% delle emissioni totali siano imputabili al sistema alimentare considerando il suo ciclo completo, dall'agricoltura e dall'allevamento alla conservazione, al trasporto, all'imballaggio, alla lavorazione, al dettaglio, al consumo e ai rifiuti. Il sistema di produzione del cibo è una delle cause principali dei propri guai, visto che l'emergenza climatica colpisce soprattutto l'agricoltura, riducendo molto le rese per l'aumento della siccità. Gli scienziati dell'Ipcc hanno più volte ribadito che il taglio dei consumi di carne e degli sprechi alimentari figurano ai primi posti nella battaglia contro la crisi del clima. Importante è sottolineare la forte spinta che la digitalizzazione riveste. (Cambiamenti climatici: Cause, dati aggiornati al 2020 e sostenibilità (ilsole24ore.com)

I processi di digitalizzazione sono la killer application per la funzionalità di tutti i settori, dalla generazione elettrica all'agricoltura, dalla produzione industriale agli edifici. La digitalizzazione dell'energia, sia sul lato consumi che sul lato dei processi produttivi, sta dando i suoi risultati con notevoli risparmi energetici grazie al costante monitoraggio dei flussi. La nascita di interi settori, come quello della sharing economy, che consente una grande funzionalità trasformando la fruizione dei prodotti in servizio, sono figli della digitalizzazione diffusa, che sta cambiando il volto dell'economia globale. L'intelligenza delle reti è diventata fondamentale per integrare nei sistemi elettrici milioni di impianti a fonti rinnovabili di generazione distribuita. L'integrazione fra la produzione elettrica intermittente del solare e dell'eolico con i sistemi di storage e con le reti ad alta tensione è essenziale per la decarbonizzazione dei sistemi elettrici. Le smart cities fanno parte di questa evoluzione verso l'intelligenza dei sistemi, che ormai è diffusa in tutte le reti, dalle forniture idriche alla raccolta differenziata dei rifiuti. La digitalizzazione è importante anche per la diffusione dell'auto elettrica, che dovrà essere sempre più interconnessa tramite tutti gli altri sistemi di trasporto, con le colonnine di ricarica e anche con la rete elettrica, quando ci potrà essere uno scambio bidirezionale fra batterie e rete. In un futuro non lontanissimo, dovrà essere possibile per un consumatore qualsiasi comprare energia quando è più conveniente e stoccarla in un accumulo domestico o nella batteria dell'auto elettrica, per utilizzarla più tardi, oppure sfruttarla subito accendendo a distanza i suoi elettrodomestici con un'applicazione.

I sistemi di demand response, che servono per livellare i picchi della domanda elettrica, offrendo la possibilità agli utenti di ridurre i propri consumi quando la rete è sotto pressione, in cambio di un taglio delle bollette, consentono di utilizzare la rete elettrica in maniera molto più efficiente, integrando le fonti rinnovabili intermittenti senza la necessità di mantenere in funzione una serie di grandi centrali come backup. Sono sistemi che possono essere attivati ormai sia dalle aziende che dai privati e si svilupperanno sempre di più nei prossimi anni e sicuramente questi saranno fondamentali per contrastare l'ormai innegabile crisi climatica. Copertina:https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/emergenza-climatica-come-affrontarla/

A cura di Angela Ippolito, studentessa SCOPSI

Università degli Studi di Bari

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