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La “generazione Covid” tra criticità e voglia di ripartire
Sono ormai due anni che l'Europa, come il resto del mondo, si ritrova a dover affrontare l'emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del COVID19. E' inevitabile che pandemia e lockdown abbiano conseguenze dirette sullo sviluppo cerebrale e sui comportamenti, soprattutto dei più piccoli. L'impatto della pandemia sui giovani e sui bambini è ancora tutto da verificare. I giovani sono i più colpiti da disturbi di ansia, di umore e del comportamento dagli effetti del lockdown: la pandemia ha comportato rinunce e restrizioni sempre più difficili da tollerare; così come è altrettanto evidente che l’assenza della scuola non ha penalizzato solo l’apprendimento della conoscenza, ma è stata soprattutto una perdita di occasioni, esperienze, socialità, tutto ciò che è vita e ancor più in adolescenza. ll covid-19 è stato un enorme stress test. Abbiamo osservato che sono state amplificate situazioni già pre-esistenti. Nel caso di una tendenza depressiva, per esempio, ci sono stati forti aggravamenti.
l Rapporto annuale 2020 dell’Istat mostra in maniera evidente è che i problemi di fondo dell’Italia, che probabilmente spiegano anche le tante debolezze emerse nella crisi, escono purtroppo accentuati dall’impatto della pandemia. Le diseguaglianze interne stanno aumentando ancora di più. La questione lavoro incombe: più a rischio sono donne e i giovani. Le indagini dell’Istat confermano un fenomeno già riscontrato in altre società avanzate: la pandemia ha fatto più morti tra le persone con più basso titolo di istruzione. La diseguaglianza, già forte prima del Covid, aumenta. D’canto, è anche vero, come dice il presidente dell’istituto di statistica, Gian Carlo Blangiardo, che gli italiani hanno dimostrato una singolare resilienza e riscoperto valori importanti: dalla fiducia nelle istituzioni al senso civico dimostrato, alla centralità della famiglia.      
 La nuova indagine condotta da IPSOS per Save the children analizza opinioni, stati d’animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni ai tempi del coronavirus. Gli adolescenti che vivono e studiano nel nostro Paese tracciano un bilancio dei mesi di didattica a distanza che ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di adolescenti delle scuole superiori di secondo grado. Un quadro critico quello che emerge dagli studenti delle scuole superiori, che fa suonare un campanello d’allarme sul rischio di dispersione scolastica. Una voce, quella degli adolescenti “protagonisti inascoltati della crisi” che mette in luce il vero impatto, spesso sottovalutato, della chiusura delle scuole e del loro funzionamento a singhiozzo. A partire dal fenomeno delle assenze prolungate che sono, di fatto l’anticamera della dispersione scolastica. Più della metà dei minorenni ritiene che la didattica a distanza sia più difficile rispetto alla didattica in presenza.
Per pediatri e ricercatori è necessario stimolare il più possibile i nati nell'era Covid, giocare con loro, parlarci, leggere storie e soprattutto farli frequentare i loro coetanei. Anche le politiche sociali dei governi, volte a sostenere maggiormente famiglie e bambini, potrebbero fare la differenza per superare la pandemia e le sue conseguenze sulla salute di tutti, a cominciare dai più piccoli, come apprendiamo da Agi.it.   Come poter uscire da questo problema? Una soluzione potrebbe essere utilizzare tali situazioni a proprio vantaggio. Innanzitutto, non si dovrebbe eliminare l’attività fisica. Come afferma Il Giornale, per migliorare la concentrazione e favorire la coesione familiare, ritagliarsi dello spazio per svolgere esercizio fisico è di cruciale importanza. Sfruttare ogni spazio a propria disposizione per allenarsi, sempre nello scrupoloso rispetto della normativa anti- Covid, potrebbe rivelarsi un toccasana per discenti di ogni età.
      Si dovrebbe inoltre investire maggiormente sulla didattica a distanza, le piattaforme di messaggistica istantanea e di e-learning permettono una fruibilità maggiore dei materiali didattici. Si tratta di un tipo di piattaforma che permette oggi di annullare le distanze e di rendere la formazione accessibile a chi ha più difficoltà. Il tutto dovrebbe essere reso più funziona possibile, in modo che gli studenti di tutte le età non abbiano difficoltà nel seguire le lezioni. La scuola online, se fatta seriamente e con affidabilità, può fornire una preparazione di valore come la si acquisirebbe in un normale istituto. A cura di Antonio Cornacchia, studente del corso di Laurea SCOPSI, Università degli studi di Bari “Aldo Moro”.

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