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Rivoluzione, partecipazione attiva e cultura

La Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione cubana, la Rivoluzione industriale, il Boston Tea Party, la Marcia del sale, la Marcia per i diritti civili di Washington, le Rivoluzioni del '68 sono solo alcune delle innumerevoli manifestazioni avvenute nel corso della storia.

Le rivoluzioni hanno cambiato la storia, sono state capaci di modificare l’assetto politico in molte nazioni, di far approvare diritti umani e civili ancor oggi esistenti.

Da diversi anni non vengono fatte più rivoluzioni che determinano un grosso mutamento; siamo testimoni di piccole rivoluzioni, di piccoli cambiamenti che spesso non vengono nemmeno considerati e chi compie maggiormente questo “gesto” sono proprio i giovani.

I ragazzi della nuova generazione sono poco interessati a ciò che accade intorno a loro, sanno poco di politica, poco di economia, insomma poco di tutto, come mostrato dal Report 2020 dell’Istatla mancanza di partecipazione nei confronti dei temi politici riguarda circa il 30% dei giovani tra i 18 e i 34 anni e sfiora quasi il 50% tra i 14 e i 18. Questo avviene perché viviamo in un mondo in cui i valori importanti vengono accantonati e quasi dimenticati. Viene meno la partecipazione democratica, intesa come interesse verso il mondo sociale e culturale, verso i problemi attuali che solo con la partecipazione attiva, soprattutto dei più giovani, possono essere risolti. Ci si abitua ad accettare tutto, quello cioè che giornalmente avviene nel mondo, si rimane totalmente indifferenti di fronte ad ogni ingiustizia o decisione sbagliata. La partecipazione attiva è dialogo, confronto che, purtroppo, sta venendo sempre meno.
Quello che potrebbe portare di nuovo i giovani ad interessarsi a tutto questo è la cultura.

La cultura rende liberi. La cultura non deve essere intesa solamente come istituzione scolastica e quindi vista come un insieme di materie da dover obbligatoriamente studiare durante gli anni scolastici. La cultura è molto altro, basti vedere la sua etimologia: il termine cultura deriva dal verbo latino colere, coltivare.

C’è urgenza di portare i giovani e i giovanissimi a trovare e poi coltivare degli interessi, devono desiderare di sapere per poter far capire loro l’importanza della conoscenza. Una conoscenza basata sullo studio del passato, ma proiettata obbligatoriamente nel futuro. A tal proposito l'iniziativa Youth Policy Strategy, attuata con la Risoluzione del Consiglio Europeo del 26 Novembre 2018, intende promuovere " la partecipazione dei giovani nella vita democratica” con il fine ultimo di sostenerne e garantirne l’impegno sociale e civico, gli obiettivi dell'iniziativa sono: Parità di genere, inclusione sociale, richiesta di spazi di partecipazione unita ad un maggiore dialogo tra UE e giovani.

I giovani non si devono “cullare” sul lavoro che stanno facendo gli adulti, in questo campo, perché sono il modello dell’insuccesso. Non è più tempo di stare zitti, bisogna sapersi schierare e far valere le proprie idee sentendosi attori proattivi nei processi decisionali.
Carolina Campanozzi, studentessa SCOPSI, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, matricola 754447

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