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CORONAVIRUS: NE USCIREMO IN MODO POSITIVO O NO?
Ne usciremo vivi o no? Questa è la domanda che ci si pone ogni giorno ormai da due anni. Probabilmente questa è la fase in cui dovremmo imparare a convivere con il Covid-19. Si sta facendo il possibile per portare l’Italia e tutto il mondo alla sua normalità, anche se ogni tentativo sembra vano. I casi stanno aumentando nuovamente, in maniera ridotta, grazie alla campagna vaccinale, ma stanno comunque aumentando. La speranza di ritrovare una luce in fondo al tunnel è tanta, tutti vogliono tornare alla loro routine, tutti vogliono incontrarsi con i propri cari senza il vincolo della mascherina, tuttavia, pur di preservarci dal virus cerchiamo di combatterlo con ciò che è in nostro potere. Si legge spesso sui quotidiani la frase “andrà tutto bene”, bisogna essere molto fiduciosi ed è importante credere fortemente che grazie all’aiuto dei medici e degli infermieri, grazie alle distanze di sicurezza, ai vaccini e grazie ai sacrifici che ogni cittadino fa quotidianamente si può risanare il nostro paese in modo tale da poter tornare più forti di prima. Lo scenario epidemiologico è in miglioramento rispetto al 2020 tuttavia la situazione resta ancora grave. «Non si può dire “andrà tutto bene”, perché tutto bene non è già andato!» spiega il dott. Giorgio Nova, responsabile dei Pronto soccorso di Savigliano e Saluzzo in un lungo post su Facebook. Questo è il lungo pensiero, articolato e scritto da chi trascorre le giornate in quella che è diventata la prima linea del fronte nella battaglia contro il virus letale che sta soffocando l’Italia. I medici, gli infermieri e i sanitari sono le categorie più coinvolte in questa enorme emergenza che stiamo vivendo. «Leggo, mi confronto, osservo – racconta il dott. Nova - ciò che accade in ospedale, in Italia e in Europa. E ho deciso di scrivere soprattutto perché provo un certo sentimento negativo per quelle numerose affermazioni che passano sui social della serie “...andrà tutto bene…”. Lo so che l'intenzione è positiva, è quella di indurre positività, coraggio, sostenere chi combatte quotidianamente contro questo virus, ma non si può dire “andrà tutto bene” perché già adesso sono morte migliaia di persone di troppo. Morte nella solitudine. Persone che non potranno avere neppure esequie degne del loro glorioso vissuto, degne dell'affetto che le ha circondate in vita. E non ho parlato delle migliaia, milioni di malati che guariranno tutti, ma con sofferenze importanti per tutti». Nova conclude il suo pensiero con una riflessione: «Non è già adesso andato tutto bene perché un essere sub cellulare di alcuni nanometri di diametro è riuscito a limitare la libertà di milioni di persone. Anche quando ne usciremo, perché ne usciremo, con le ossa rotte ma ne usciremo; non sarà andato tutto male se impareremo qualcosa dalla solidarietà che stiamo sperimentando, se impareremo a decidere sul significato di scelte strategiche: se è meglio comprare respiratori o aerei da combattimento, se è meglio costruire ospedali o comprare aerei, se impareremo qualcosa sul significato del pagare le tasse, se continueremo ad esercitare la solidarietà con i sofferenti, con gli sfortunati, con gli ultimi della terra. Questa è la vera speranza». La libertà di tutti i cittadini è stata "violentata", in quanto, d'ora in poi avrà un altro significato stringersi la mano, darsi un bacio, guardarsi negli occhi o uscire di casa liberamente. Purtroppo la nostra libertà sarà ancora limitata in quanto i casi continuano a crescere incessantemente. Infatti, si conferma nell’ultima settimana una situazione epidemica acuta che a livello nazionale raggiunge il valore di 1.988 casi per 100.000 abitanti con una velocità di trasmissione nel Paese che si mantiene sopra la soglia epidemica. La maggior parte del Paese si colloca a Rischio Alto o a Rischio Moderato con alta probabilità di progressione a rischio Alto: 13 Regioni italiane sono classificate a rischio Alto di una epidemia non controllata e non gestibile e 5 Regioni si collocano a rischio Moderato con alta probabilità di progressione a rischio Alto. L’epidemia si trova in una fase delicata e si osserva ormai da numerose settimane un persistente aumento nel numero di casi e nelle ospedalizzazioni. Alla luce della elevata incidenza e della circolazione della variante Omicron di SARS-CoV-2, è necessario il rispetto delle misure comportamentali individuali e collettive, ed in particolare distanziamento interpersonale, uso della mascherina, aereazione dei locali, igiene delle mani e riducendo le occasioni di contatto ed evitando soprattutto situazioni di assembramento. Una più elevata copertura vaccinale, in tutte le fasce di età, ora anche nella fascia dai 5 agli 11 anni, il completamento dei cicli di vaccinazione e il mantenimento di una maggiore risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo, rappresentano gli strumenti necessari a contenere l’impatto dell’epidemia e delle varianti del Coronavirus. L’Europa, oggi, starebbe valutando cambiamenti affinché si possa tornare ad una condizione di normalità. La minor pericolosità di Omicron, variante Covid più contagiosa ma meno letale rispetto alle altre, l’impatto delle vaccinazioni spinge verso un superamento dell’emergenza. Molti paesi si stanno muovendo verso questa direzione, infatti il Regno Unito è a un passo dal togliere tutte le restrizioni vigenti. Tra le ipotesi vi è quella di usare come "discrimine" la condizione del viaggiatore. Chi vuole spostarsi deve essere in possesso di determinati requisiti quali la vaccinazione, quindi green pass valido, un tampone negativo o l’essere guariti dal Covid. Un altro aspetto travolto dal Covid, insieme a quello delle relazioni personali, degli spostamenti e della salute stessa dei cittadini, è quello dell'istruzione. Gli istituti di istruzione hanno un ruolo sociale ed educativo incisivo e contribuiscono notevolmente alla salute fisica e mentale degli studenti. La mancanza di un'interazione diretta tra insegnante e studente ha influito nella maggior parte dei casi sul benessere e sulla salute mentale degli studenti. Inoltre, la crisi ha accelerato la transizione verso l'apprendimento digitale stimolando l'innovazione nell'istruzione, introducendo modalità di apprendimento online, anche se in Europa ci sono ancora studenti e alunni che non hanno accesso all'istruzione digitale. La pandemia di COVID-19 ha causato una grave perturbazione nella storia dei sistemi di istruzione e formazione del mondo, minacciando una perdita di apprendimento per un'intera generazione di studenti che potrebbe cancellare tutti i progressi fatti per anni. Questa perdita di apprendimento riduce i futuri livelli di reddito della generazione colpita e produce un impatto negativo sulla crescita della produttività del lavoro. Le proposte per il futuro europeo sono molte tra cui: la necessità di migliorare la connettività a livello europeo, in particolare nelle zone rurali e remote (ricordiamo che l'inclusione e le pari opportunità devono essere poste al centro delle future politiche dell'Unione in materia di istruzione e formazione); aumentare l'accesso alle apparecchiature digitali ponendo l'attenzione sull'innovazione in Europa di computer, tablet e software a fini didattici e la necessità di investire in opportunità di sviluppo professionale per gli insegnanti in tutta Europa, per garantire anche l'insegnamento delle competenze digitali. Per l'Europa si auspica un futuro roseo, il Covid ha inciso su ogni ambito politico, sociale e culturale, ma adottando alcune proposte come queste, in futuro, si potrebbero risanare i Paesi. Ci si augura di uscire al più presto da quest’incubo che ha vincolato e continua a vincolare milioni di persone. Con forza e coraggio si riuscirà ad affrontare e a sconfiggere il coronavirus che ha segnato enormemente le vite di ognuno di noi. Luigia Filannino

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